di Tonino Proietti

Premetto che ho conosciuto il Tai Chi Chuan successivamente a quando mi fu diagnosticata la malattia di Parkinson. Ne ho ricevuto, sin da subito, tali e tanti benefici che sono stato spinto ad impegnarmi nella sua diffusione. Mi pare opportuno offrire una descrizione sommaria per chi non avesse avuto modo già di conoscerlo, nella convinzione che approcciare ad una disciplina come questa può significare l’inizio di un percorso di conoscenza fuori dal comune. Iniziamo.

Che cos’è il Tai Chi Chuan (o Taijiquan)?

È una antica Arte marziale “interna” cinese, tradizione vuole che risalga al 1200 d.C., mentre le prime tracce documentali risalgono a 200 anni più tardi. È fortemente connessa con le altre discipline tradizionali cinesi, prima fra tutte l’agopuntura, basate sull’armonia delle energie Yin e Yang. Dal 2020 questa Arte è stata inserita dall’UNESCO nel Patrimonio Universale dell’Umanità.

Che significa il termine “interna” riferito all’Arte marziale?

L’Arte marziale interna è differente da quella esterna che tutti conosciamo e che è basata sulla resistenza fisica e sullo sviluppo muscolare finalizzati per dare potenza e velocità ai movimenti (come il kung fu shaolin, il karate ecc.). L’Arte marziale interna ricerca l’equilibrio fisico e mentale mirato al controllo totale e continuo del proprio corpo mediante la contrazione/espansione dell’energia vitale propria di ogni persona. Per questo motivo può essere praticata da tutti, senza limitazioni, anche da chi presenta una mobilità ridotta o assistita.

In cosa consiste il termine “marziale”?

Non significa che prima o poi ci si ritrova nel mezzo di un bel combattimento. L’attributo e l’applicazione marziale conferiscono un carattere di attiva effettività ed efficacia a gesti che, altrimenti, sarebbero privi di significato relegando il movimento ad una mera ginnastica passiva.

In cosa consiste la pratica?

Praticare il Tai Chi Chuan significa agire con una spiccata presenza e consapevolezza, valorizzando la propria energia vitale mettendola in relazione con (sfruttando anche) l’energia connessa alla forza di gravità.

Quali benefici reca la pratica del Tai Chi Chuan?

I benefici derivanti dalla pratica sono molti e di diversa natura, tenendo conto che la pratica stessa si integra naturalmente con le terapie mediche ove previste. I benefici che maggiormente si registrano afferiscono sia alla sfera neuro psicologica  (riduzione dello stress e dell’ansia, miglioramento dell’equilibrio emotivo, dell’autostima e della consapevolezza di se stessi), sia alla sfera fisiologica (tonificazione muscolare, miglioramento della postura riducendo la possibilità di cadute, riduzione/controllo della pressione sanguigna, potenziamento energetico) nonché alla sfera cognitiva (miglioramento della concentrazione, dell’umore, della coordinazione e della stabilità emotiva, della flessibilità mentale e della creatività, prevenzione della demenza). Per non parlare degli influssi positivi che si registrano su malattie come osteoporosi, artrite reumatoide e fibromialgia.

Pensando ai benefici che ho potuto rilevare tra i miei amici parkinsoniani (e su me stesso) posso indicare: riduzione/controllo del tremore, riduzione/controllo dei dolori articolari e quelli di natura neurologica, controllo della scialorrea, gestione del freezing, miglioramento della postura e dell’espressione del volto.

Ormai il Tai Chi Chuan è inserito a pieno titolo tra le terapie complementari della Malattia di Parkinson, mentre gli stessi benefici si stanno iniziando a registrare anche nelle altre malattie neurodegenerative.

Come è strutturato un incontro/lezione di Tai Chi Chuan?

Le lezioni di Tai Chi Chuan, normalmente della durata di un’ora, sono rilassanti e non competitive e comprendono, di solito, questi elementi:

Esercizi DaoYin: rassegna ragionata ed adattata di antichi esercizi di tradizione taoista eseguiti con lo scopo non solo di “scaldare” preliminarmente il corpo ma di favorire l’allungamento dei muscoli e lo scioglimento delle articolazioni;

Qigong: letteralmente significa “lavoro con l’energia”, per farla circolare sia con uno scopo terapeutico sia, come nel nostro caso, con finalità marziali, almeno per quella parte che dovrebbe avere come obiettivi l’essere saldi sul terreno, resistenti agli urti ed efficaci nelle tecniche.

La Forma del Tai Chi Chuan: è quella collezione/sequenza di movimenti eseguiti in modo lento, rilassato e fluido, definita anche come “meditazione in movimento” in cui ogni movimento può essere praticato a livelli crescenti di profondità ed accuratezza man mano che il praticante sviluppa la propria esperienza.

A livello avanzato potrebbe essere inserita la Pratica del Tui shou che consiste in una serie di esercizi di coppia progettati per aiutare il praticante a sviluppare una peculiare sensibilità volta a “percepire” le intenzioni del compagno, primo passo della comprensione della filosofia di base del Tai Chi Chuan dal punto di vista più squisitamente marziale.

Che cosa si può pensare di ottenere praticamente?

Nello sviluppo degli scopi ottenibili e oltrepassando il significato di attività fisica intesa in quanto tale, la pratica del Tai Chi Chuan, sin dal primo momento, può suggerire soluzioni a problemi di immediata quotidianità, quali possono essere “come caricare una lavatrice frontale”, “come rifare il letto” o ancora “come fare la fila all’ufficio postale” per poi confrontarsi, via via, anche con tematiche più complesse del tipo “come comportarsi se si avverte dolore nella zona lombare”. Certo è che, premessa la varia natura degli obiettivi di miglioramento che ci si può prefiggere e tenuto conto delle soggettive capacità di risposta alle sollecitazioni di ognuno, perché i benefici della pratica del Tai Chi Chuan siano visibili, devono essere rispettate due condizioni: avere un metodo di lavoro autonomo e praticare con costanza.

Ci possono essere controindicazioni?

Decisamente no. O, quanto meno, l’adattamento personalizzato (in caso di patologia dichiarata) e il rimanere nei limiti della proposta operativa dell’insegnante, evitando gli eccessi, rendono la pratica sicura. 

Ciò rimane vero anche di fronte a quei pregiudizi generalizzati come quelli, di origine prevalentemente statunitense, riguardanti l’impatto negativo del Tai Chi Chuan sull’articolazione del ginocchio. Non mi dilungo sui motivi che sono alla base di tale pregiudizio, ma l’argomento merita una breve considerazione tecnica consentendomi anche di mostrare il livello di attenzione che viene posto in questa disciplina.

Solitamente in ogni palestra vige il principio che il ginocchio può esser piegato in modo tale che la sua proiezione a terra non superi la punta del piede. Ciò potrà valere anche per le prime esperienze dei neo praticanti di Tai Chi Chuan. Con il passare del tempo, il praticante, sotto la guida dell’insegnante, acquisirà la padronanza corretta nella postura e nella realizzazione di movimenti sicuri anche se dovesse superare il limite appena espresso. Nello specifico è da tener presente che l’insorgenza di una patologia al ginocchio deriva, nella maggior parte dei casi, proprio dall’aderenza sbagliata del piede con il terreno in condizioni di carico del peso corporeo, anche nel rispetto del limite di sicurezza di cui sopra. È da considerare che la corretta aderenza del piede sul terreno è argomento trattato sin dalla prima lezione e ripetutamente ripreso nelle successive. L’attenzione e la cura dei particolari potrebbe contribuire alla positiva soluzione di alcune patologie specifiche.

Quali garanzie dovrebbero essere richieste ad un insegnante di Tai Chi Chuan per operare in un contesto di praticanti parkinsoniani?

La prima cosa da richiedere ad un insegnante è il come la linea del Tai Chi Chuan si sia sviluppata dalle origini fino a lui. Anche se al giorno d’oggi lo “status di discepolo” ha perso gran parte del suo significato e quindi del suo valore (soprattutto in Cina), non è male, per un insegnante, conoscere e far conoscere “chi è il maestro del mio maestro”. 

Il secondo aspetto che meriterebbe di essere approfondito riguarda il legame che intercorre tra l’insegnante e la Malattia di Parkinson. Premesso che un parkinsoniano può essere ammesso senza alcun timore nei gruppi “ordinari”, sarebbe auspicabile la presenza di un docente consapevole della natura e della condizione dei propri discenti. È da rilevare come al giorno d’oggi, almeno in Italia, non vi siano percorsi formativi specifici per operatori del wellness (genericamente intesi) come quelli da me frequentati organizzati dall’ASDA – American Parkinson Desease Association (“Parkinson’s Desease Awarness Training for First Responders” e “Parkinson’s Desease Awarness Training for Fitness Professionals”) o iniziative riconducibili a forme di praticantato come le esperienze che ho maturato partecipando come auditore alle pratiche di Tai Chi Chuan svolte a cura di Parkinson’s UK – Scotland Edinburgh Branch.

E poi, in questo senso, essere parkinsoniano può rappresentare un bel punto di merito del mio C.V. (il bicchiere sempre mezzo pieno…, vero?)

La vera fortuna per me è quella di operare con il supporto diretto dei miei Maestri (A. Capriotti e G. Possemato) a cui va il merito di caratterizzare in termini di sensibilità le attività dell’AIMA (Academy of Intenal Martial Arts) orientando anche in altri ambiti nel settore sanitario l’apporto benefico del Tai Chi Chuan (vedi, ad esempio, la partecipazione al Progetto “Personalized approach for wellness in cancer patients” presentato il 7 marzo 2024 presso il Policlinico Umberto I).

Quale organizzazione dare ad una attività di pratica come questa?

Caratterizzare l’attività come saltuaria e considerarla come ginnastica dolce semplificherebbe il quadro dei regolamenti e delle procedure da rispettare. Per contro è da rilevare, come in precedenza accennato, che la sostanza dei benefici può essere colta con un lavoro assiduo. Questo significa che si andrebbe nella direzione di qualificare come sportiva l’attività da svolgere, dimodoché possa rientrare tra quelle riconosciute dal C.O.N.I.. Ciò comporterebbe l’adozione di alcune semplici misure; infatti potrebbe essere sufficiente l’attivazione dei previsti strumenti minimi di tutela, ottenibili a costo ridotto, per il tramite degli Enti di promozione sportiva che accettano forme di adesione soggettiva autonoma, previa presentazione del solo certificato medico per la pratica sportiva non agonistica.

Che ne pensate? Iniziamo?

Stavolta spetta a voi rispondere. Un caro saluto e se volete saperne di più mi potete mandare un messaggio a proto59@yahoo.it o al numero 349 0547543.

Noi e il Tai Chi Chuan

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