“Il  potente sfonda, il piccolo s’infiltra, l’alto salta, il guizzante corre. In una squadra di rugby c’è posto per tutti.” Luciano Ravagnani

Chissà perché il rugby viene ritenuto uno sport per uomini rudi. La verità è che è uno sport per gentiluomini e gentildonne. Ce lo ricorda Marco Paolini quando dice:  “Prima di tirare il pallone, indietro, al tuo compagno, tu devi controllare che lui stia bene, che sia ben disposto, aperto, disponibile, ottimista. Non puoi tiragli un pallone vigliacco che gli arriva assieme a due energumeni che gli fanno del male.”. Già è curioso che i passaggi debbano essere fatti all’indietro, pare un controsenso: passare indietro per andare avanti. E in più c’è questa attenzione per il compagno di gioco. Ti arrivano addosso in due o tre, tu ti volti a guardare indietro e prima di essere bloccato, in quella frazione di secondo passi il pallone al compagno smarcato, pronto a correre in meta. Un vero gesto da gentiluomini. O gentildonne.

Mio nonno inglese tornava a casa infangato e ammaccato dalle sue partite di rugby. Harry Cook, si chiamava, non era un omaccione, faceva il meccanico della Royal Air Force, l’aviazione britannica, ed era un vero gentiluomo. Del resto sono gli inglesi ad aver inventato lo sport e l’espressione “be a sport”, ossia “sii gentile”. Gli sport sono attività in cui si impara la gentilezza. E il rugby non fa eccezione.

Il rugby è uno sport gentile. A maggior ragione se giochi a Touch, il fratello più inclusivo del rugby, una variante in cui invece di placcare l’avversario per fermarlo, ti limiti a toccarlo. Con gentilezza, per l’appunto.

Quando vai a un allenamento di Touch con i Bradirapidi la prima cosa che ti colpisce è proprio l’inclusività di questa rivoluzionaria squadra di persone con il Parkinson che hanno scelto il rugby come attività riabilitativa per affrontare e contrastare la malattia. Il Parky Touch Rugby è una variante nonviolenta del fratello maggiore e ti permette di affrontare la mischia con il Parkinson con il sostegno dei gentiluomini e delle gentildonne che lo praticano con te.

Come funziona un allenamento di Touch con i Bradirapidi? Si comincia con Ged, l’allenatore britannico, che ti invita con il suo accento del nord (sì, parla inglese, ma c’è sempre qualcuno pronto a tradurre se le lingue non sono il tuo forte) a fare un po’ di stretching. Se Ged non può venire, uno dei Bradirapidi anziani (nel senso di anzianità di servizio, ovviamente :)) si prende cura di far riscaldare per bene i compagni.

Poi si comincia con i passaggi. Bisogna prenderci la mano, perché la palla da rugby è ovale e sguiscia da tutte le parti, ma anche questo fa parte del divertimento.

Si passa a qualche prima azione di gioco: si va verso la meta contrastati dai compagni e provando qualche prima tattica. Così, oltre a far sudare il corpo, facciamo sudare i neuroni che non vedono l’ora di mettersi in gioco: è una bella sfida, ma come per tutte le sfide c’è una buona dose di soddisfazione.

A questo punto della mattinata di allenamento, si fa una piccola competizione, con due squadre che simulano le azioni di gioco di una partita vera. La giusta conclusione di una bella seduta di allenamento.

Allenarsi con i Bradirapidi equivale a farsi una bella iniezione di fiducia e di divertimento che farà sentire i benefici per tutta la settimana. Poi, man mano che vi avvicinate al sabato, sentirete crescere la voglia di tornare a giocare con i vostri compagni di Touch. Tanto che non riuscirete a farne più a meno: sarà la dimensione ludica o forse il contagioso entusiasmo dei fondatori, Stefano e Marco, o il contatto gentile che questo sport propone a chi lo pratica, ma difficilmente vi capiterà di saltare un allenamento. Parola di gentiluomo!

Andrea Spila

C’è posto per tutti: una mattina di allenamento con i Bradirapidi
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