Un progetto. Forse un sogno. Un sogno che passo dopo passo, stazione dopo stazione, si fa realtà. La visione di Matthias Canapini, giovane giornalista e scrittore marchigiano, e soprattutto rugbista, non è molto diversa da quella dei Bradirapidi. Dal novembre del 2016 Matthias gira la Penisola a bordo di treni economici e malandati per raccontare come il rugby possa diventare riscatto, recupero, inclusione, annullamento dei limiti e delle distanze. Il suo racconto – “Il giro dell’Italia ovale in 80 treni” – è a un tempo il suo progetto: “Rugby e Rivoluzione”.

Ormai dieci anni fa cominciavo a giocare a rugby“, scrive Matthias. “(…) ‘Sai, nel rugby non ci sono cognomi sulla maglia, non ci sono primedonne né “i più forti”. Se vuoi arrivare in meta devi farlo insieme ai tuoi compagni di squadra, i quali faranno il possibile per non lasciarti mai solo in mezzo ai giganti. Si resiste e si va avanti grazie ad un lavoro collettivo, come una famiglia, come in una sgangherata comunità ovale dove per poter avanzare devi passare sempre la palla indietro’ raccontava un vecchio parente con spalle massicce da pilone. ‘Il rugby è uno sport difficile: botte, fango, cazzotti, distorsioni, freddo. La poesia del sacrificio. Ma un vecchio detto di questo mondo dice che un pallone tondo viene restituito anche da un muro, quello ovale solo da un amico’ proseguiva Francesco sorridendo.

Ben più di un gioco, di una pratica sportiva: “C’era l’amicizia, il calore dei compagni di squadra, le birre. Il vento invernale, freddissimo, i chili di fango appiccicati addosso, la stanchezza e la felicità. Non si era mai soli. (…) A volte credo che la vita sia una lunghissima partita di rugby, dove se tutti noi mettessimo in atto i valori che contraddistinguono questo sport, quali il sostegno, l’amicizia, il contatto con la terra, le nostre esistenze potrebbero davvero seguire altre vie. Il rugby potrebbe salvare il mondo, sul serio! Sembra paradossale lo so, ma molto spesso questi ideali portano speranza e luce in un mondo sempre più chiuso e indifferente.

E così il viaggio. Accompagnato e scandito dalle stupende foto di Chiara Asoli. Per testimoniare che una realtà migliore è possibile. E che forse la trasformazione può partire da un pallone ovale: “(…) ho tentato di raccontare cose belle e cose brutte, dalle storie sotto casa a quelle smarrite negli angoli del mondo. Ma gli ideali che mi smuovevano dentro, sia in campo che fuori, sono rimasti immutati, eterni. Oggi forse capisco che ciò che mi porto dentro, all’altezza dello stomaco, non è semplicemente uno sport, ma una filosofia di vita. Forse intuisco che c’è tanto da imparare dagli anziani, ma anche dai bambini. Guardare dal basso il nostro mondo con umiltà, coraggio e semplicità. Sentirsi parte di un gruppo, di una famiglia e andare in meta, semmai ce ne fosse realmente una, insieme. Mai soli. Voi che dite? Se così non fosse, trascorrere una vita vera tra amici e fratelli, non può che essere una bella storia.

Una bella storia, è vero. A tratti bellissima e struggente. Perché “narrare le cronache e i temi del nostro tempo, quali l’omofobia, l’immigrazione, la disabilità mentale e fisica, il carcere e tanto altro, tramite insolite squadrette di rugby socialmente schierate a favore di queste tematiche“, e poi magari prender parte agli allenamenti dei richiedenti asilo dall’Africa subsahariana de “Le Tre Rose” (Casale Monferrato), dei giocatori antiomofobi di “Libera rugby” a Roma; sedersi sulla sedia a rotelle delle formazioni di wheelchair rugby; passarsi la palla con gli “Atipici Rugby Bari”, ragazzi con deficit psichici “avvicinati gradualmente al campo da rugby“; con i rugbisti-detenuti delle prigioni di Pesaro e Bollate, o con gli adolescenti di periferie “estreme” quali Scampia o il quartiere Librino a Catania; ebbene, tutto questo non è un semplice resoconto, né un elenco di curiosità. È un abbraccio dato all’altro. È un atto di coraggio. È – come dice Matthias – credere “(…) che sia giunto il momento di cambiare, rivoluzionare il nostro punto di vista verso il mondo, verso la nostra comune umanità.

E giovedì 20 settembre Matthias Canapini ha scelto di far scalo da noi. Di raccontare i Bradirapidi e la loro esperienza, il rugby – il Parky Touch Rugby – che mette insieme i malati di Parkinson e chi vive accanto a loro.

Il pallone ovale insegna ogni volta questo splendido paradosso: solo insieme si può andare avanti, un passaggio indietro dopo l’altro. E vincere, o vivere. Non c’è differenza.

 

Per approfondire:

Tappa dai Bradirapidi per “Il giro dell’Italia ovale in 80 treni”
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